Lo Sgargabonzi è un campione dello sfottò fascistoide: l’ha detto Daniele Luttazzi con un tweet, ieri, a commento dell’articolo di Internazionale in cui Claudio Giunta lo definisce invece il migliore scrittore comico italiano. È per certi versi un’uscita preferibile alle glosse sapienti di Luca Bottura (“Lo Sgargabonzi mi fa cagarissimo”); ma l’accusa è a fuoco?

Il punto di vista di Daniele su quel che è umoristicamente lecito non è nuovo. Nel 2009 pubblicò Mentana a Elm Street, sorta di vademecum per distinguere tra diverse gradazioni di umorismo cinico, e buttare quelle che, a suo dire, metterebbero alla berlina vittime vere, schierandosi coi carnefici ed echeggiando brutti periodi storici.

L’ho raggiunto via email per un breve scambio. (qui la replica dello Sgargabonzi)

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Ciao Daniele, ho appena visto il tuo commento all’articolo sullo Sgargabonzi. Questo blog ha esordito con un’intervista a te e ora ospita una sua rubrica settimanale. Approfondiamo?

La mia replica è già nella tua intervista. Puoi usare quella. Gori si diverte a sfottere vittime vere di carnefici veri. Secondo me è una pratica ripugnante, e ho spiegato perché.

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Hai letto questo pezzo di Alessandro? In un certo senso affronta la questione. La voce narrante è più o meno la sua, non quella del personaggio Kaufmaniano che s’è cucito addosso.

Eh no, la scusa del personaggio kaufmaniano non regge. Kaufman non faceva sfottò fascistoidi. Una battuta fascistoide lo è indipendentemente dalle intenzioni. Leggi bene la mia risposta: “DI FATTO SI SCHIERA COI CARNEFICI”. Se usi una battuta fascistoide il giochino kaufmaniano salta, come è capitato spesso a Sacha Baron Cohen, un altro che si muove con commendevole leggerezza.

Io però fatico a capire come ci si possa schierare a prescindere dalle intenzioni. Al limite presti il fianco all’equivoco, ma Alessandro il punto lo chiarisce in ogni intervista. Poi insomma, fascistoide mi sembra gratuito, tiri in ballo lo spettro di un’ideologia che non c’entra nulla. È comicità sadica, semmai, solo che così giustamente il discorso si complica: non c’è un filo di sadismo anche nella tua battuta sull’aereo caduto alle Comore? I parenti di quelle vittime non silenzierebbero te?

Lo vedo che fatichi a capire, caro Mattia. Il motivo è che prendi le mie parole a pezzetti. Io non parlo di generiche “vittime” (battute su generiche vittime possono attirarsi l’accusa di essere ciniche o stronze, e funzionano o meno in base alla regola di Lenny Bruce “comicità = tragedia + tempo”, che si può ampliare in “spazio/tempo”, non perché lo dico io, ma perché quelli sono gli effetti che risultano dalla loro pratica: ovvero non sono “leggi”, ma “descrizioni” di effetti); io parlo di “vittime vere di carnefici veri”.
Nel disastro aereo alle isole Comore c’erano carnefici? No. Quindi abbiamo a che fare con cinismo, non con sfottò fascistoide.

Non si tratta di silenziare nessuno, ma di assumersi la responsabilità di ciò che si fa. Per questo ho elaborato il “gradiente di massima”: per facilitare l’orientamento a tutti.

Che in Rete la discussione dirotti su altri binari è inevitabile. Ne emergono comunque le ideologie personali, che di solito tendono a restare occulte. È già qualcosa.

L’intenzione dichiarata non regge con una battuta fascistoide perché una battuta fascistoide di fatto si schiera coi carnefici, indipendentemente dall’intenzione. Il brivido che sfrutta è il sapere violento della violenza. È questo a renderla ignobile. E l’aggettivo “fascistoide” richiama un’ideologia precisa: quella che l’Italia ha sperimentato con una dittatura razzista che si esercitava con pratiche di violenza su vittime innocenti. In “Mentana a Elm Street” spiego anche perché l’ideologia è importante nel giudizio su una battuta e perché, su una stessa battuta, i giudizi possono divergere: dipende dall’ideologia di chi giudica.

Devi leggermi tutto e con attenzione. “Mentana a Elm Street” non è stato scritto in cinque minuti. 🙂

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Ma io capisco il ragionamento, solo non condivido certe conclusioni. Fare una battuta su vittime vere di carnefici veri invece che su vittime generiche (i passeggeri dell’aereo, che però sono vittime vere a loro volta. Facciamo vittime generiche VS vittime precise?) implica un salto di cinismo in più, d’accordo. Però allora parlerei di cinismo più pronunciato: “fascistoide” è una definizione tua, opinabile e secondo me sbagliata. Non c’è razzismo, non c’è fascismo ed evocarli ha già dirottato la questione su binari di viscere pure.

Nel caso di Alessandro, sarà che conosco il suo lavoro e so che l’intenzione è sincera, quella di un blobbing della peggior retorica e della peggior aggressività. Il personaggio è un cretino, tutto fa meno che incoraggiarti a sposare le sue vedute. Se un fool di quel tipo si schiera coi carnefici, buon per noi. (Certo va seguito. Giunta non ha fatto un gran lavoro di taglia e cuci.)

Certo che è una definizione mia, che discorsi; e riflette la mia ideologia, come ti ho detto. Cerco di descrivere gli effetti nel modo che a me sembra più pertinente. Descrivo fenomeni che mi pare necessario distinguere per motivi che mi pare necessario sottolineare. Il gradiente è un modo per illustrare quel “cinismo in più” di cui parli, ma il mio ragionamento spiega perché non si limiti a una semplice addizione: lo sfottò fascistoide si schiera con carnefici veri e questo è una decisione di una gravità enorme che nessuna intenzione comica può assolvere, anzi la sua gravità è moltiplicata dall’intenzione comica.
Lo sfottò fascistoide ti rende complice di una violenza vera. Che un sacco di ragazzi non abbiano la sensibilità per avvertire il dramma di quel salto verso il male non significa che abbiano ragione, e gli va spiegato. Non è un caso se Giunta nel suo pezzo ha esaltato tutta l’opera di Gori senza riuscire a distinguere: per avvertire lo sfottò fascistoide occorre una sensibilità cui si viene educati. È facilissimo cascarci: per questo ho scritto “Mentana a Elm Street”.

E guarda che il razzismo nello sfottò fascistoide c’è eccome: è nel dileggiare la vittima vera, come facevano i nazisti che, sui cadaveri degli ebrei da loro impiccati lungo i viali, apponevano il cartello “carne kosher”.

La mia battuta sul disastro aereo alle isole Comore è solo cinica, non dileggia le vittime. E quando c’è la risata per la comicità della scena dell’aereo, aggiungo: “Sono morte 40 persone. Siete stronzi?” Satira sulla reazione del pubblico. E sulla mia stronzaggine.

Che in Rete la discussione dirotti su altri binari è inevitabile. Ne emergono comunque le ideologie personali, che di solito tendono a restare occulte. È già qualcosa.

Grazie dell’opportunità che dai a me e a tutti di approfondire questa cosa. È importante.

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Grazie a te, Daniele, alla prossima.