Una parabola durata solo 12 anni, ma considerata tappa fondamentale nella storia dell’architettura e del design per vitalità e prepotenza: a Superstudio, uno dei gruppi più influenti dell’architettura radicale italiana, il Maxxi di Roma dedica un’ampia retrospettiva a mezzo secolo dalla sua nascita.

Segno particolare una certa vena ironica, usata per indagare e dissacrare, piede di porco per scardinare il portone blindato dell’omogeneo e accedere alla stanza degli ibridi e dei cortocircuiti. “Volevamo mostrare come design e architettura potessero essere attività filosofiche, e come tali produrre una nuova coscienza”, raccontano i fondatori del collettivo, creato nel 1966 a Firenze da Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia, neolaureati e poco più che ventenni, a cui si aggiungono poi Gian Piero Frassinelli, i fratelli Roberto e Alessandro Magris, Alessandro Poli.

Superstudio_000Roberto Magris, Adolfo Natalini, Cristiano Toraldo di Francia, autoritratto in Poltronova, 1968 (foto C. Toraldo di Francia)

“Se il design è solo uno strumento per indurre al consumo, dobbiamo ripudiare il design”, scrive Natalini nel 1971. Un anno dopo lo troviamo con Superstudio al MOMA di New York, tra i protagonisti di Italy: New Domestic Landscape, mostra che indica al mondo il design italiano e ne sancisce il ruolo di primo piano. Tra utopia e distopia, in conflitto e in anticipo sui tempi, il gruppo mette nella stessa scatola architettura, design, arte popolare, filosofia, fotografia e antropologia – e poi la scuote: non un generico approccio interdisciplinare, ma un sincero tentativo di allargamento del campo di azione.

“Se il design è solo uno strumento per indurre al consumo, dobbiamo ripudiare il design”.

È un lavoro che sfugge ad ogni possibile etichetta – lo stesso aggettivo “radicale” fu affibbiato a posteriori da Germano Celant -, e che spinge in avanti i confini dell’elaborazione teorica e delle due discipline di partenza per farne strumenti critici attivi. Il tutto sullo sfondo del clima culturale dell’epoca, tra fermento politico e sociale e le suggestioni fantascientifiche di Asimov, Dick e Ballard.

09_MAXXI_SUPERSTUDIO50_MonumentoContinuo_NYSuperstudio, Il Monumento Continuo. New York 1969, litografia

“Sono gli anni della crisi del modernismo in tutti i suoi risvolti politici, sociali e culturali”, racconta Gabriele Mastrigli, curatore della mostra, “dalle mitologie del quotidiano elencate da Roland Barthes alle figure che personificano lo spirito del tempo: J.F. Kennedy, Nikita Chruščëv, Martin Luther King, fino ai profeti della musica di massa, Dylan, Beatles e Rolling Stones”.
Cultura pop e immaginario collettivo, eredità culturali ingombranti e desiderio di sperimentazione: è qui che nel 1966 ha luogo “Superarchitettura”, mostra organizzata alla galleria Jolly 2 di Pistoia da Superstudio insieme ad Archizoom (un altro gruppo fiorentino: Andrea Branzi, Gilberto Corretti, Paolo Deganello e Massimo Morozzi).

superstudio_01Archizoom e Superstudio, Manifesto della mostra Superarchitettura, Archivio Superstudio (sinistra)
Adolfo Natalini alla mostra Superarchitettura, Galleria Jolly 2, Pistoia 1966 (destra. foto C. Toraldo di Francia)

Un po’ come il Salon des Refusés per gli Impressionisti, la mostra è atto fondativo, debutto in società e dito nell’occhio. Dall’architettura si andava verso il design, un superdesign, con l’esposizione di pezzi-scultura in legno, cartone, colorati e ultrapop, che potevano trasformarsi in oggetti d’arredo.
Li nota Ettore Sottsass, allora direttore artistico di Poltronova: loro danno vita alle lampade Gherpe e Passiflora e al divano Sofo, simboli di libertà espressiva pronta per la produzione; a cui si aggiungerà la serie di tavoli Quaderna, prodotti da Zanotta, modulari e componibili.

superstudio_02superstudio_00Dall’alto: Superstudio, Sofo, Poltronova. 1968; Gherpe, Poltronova, 1967, lampada (foto C. Toraldo di Francia)

“Quello che sentivano davvero importante non era il prodotto, l’oggetto finito, ma il processo creativo e la sua evoluzione”, aggiunge Mastrigli. “La vera novità fu il superamento dell’istanza funzionale, della dialettica forma-funzione, allora molto sentita, a favore di quello che chiamavano design d’evasione.”

“Affermavano che è la poesia che fa abitare: nella casa moderna non abbiamo più bisogno di oggetti strettamente funzionali perché siamo noi, gli utilizzatori, che ne creiamo e definiamo la funzione. Sono oggetti che richiedono interazione e manipolazione, per costruire un uso e un immaginario diversi dalla ricerca dell’epoca, dalla tradizione dominante degli Zanuso, dei Castiglioni, del modernismo.”

superstudio_03Bazaar, Giovannetti, 1969, divano componibile (foto C. Toraldo di Francia)

“È la lezione situazionista: il design non è di chi progetta, ma di chi fruisce; non è l’oggetto finito, è un invito al suo utilizzo. Come l’Istogramma da passeggio: un oggetto assolutamente inutile ma che vuole suscitare un’azione, indurre una performance.” Oggetti come specchio delle azioni dell’individuo, mobili mentali, dunque. “Ma chi cerca di etichettarli, di bloccarli nell’una o nell’altra dimensione, sbaglia: è in questa dinamica irrisolta che sta la ricchezza del percorso di Superstudio. Nel momento stesso in cui si è definita l’architettura radicale, l’architettura radicale è morta”.

È la lezione situazionista: il design non è di chi progetta, ma di chi fruisce; non è un oggetto finito, è un invito al suo utilizzo.

Dopo i progetti teorici – gli Istogrammi di architettura, Il Monumento continuo, Le dodici città ideali ricreati nelle sale del Maxxi, Superstudio dà vita, insieme al gruppo 9999, alla Scuola Separata per l’Architettura Concettuale Espansa (S-SPACE), e a una serie di film divulgativi – gli Atti Fondamentali – che sanciscono l’atto finale, l’abbandono dell’oggetto per concentrarsi sulle azioni e sui momenti della vita; e ai Global Tools, sistema di laboratori per lo sviluppo della creatività collettiva. Si spingono a immaginare un mondo privo di qualsiasi architettura, ridotto a una essenziale “Super-surface”: una rete accessibile a tutti, semplicemente collegandosi attraverso una presa.

07_MAXXI_SUPERSTUDIO50_AttiFondamentali_Morte08_MAXXI_SUPERSTUDIO50_AttiFondamentali_Educazione10_MAXXI_SUPERSTUDIO50_AttiFondamentali_Amore14_MAXXI_SUPERSTUDIO50_MattoniDiIstogrammiDall’alto: Superstudio, Atti Fondamentali. Morte. Il Cimitero di Modena, 1971-1972, litografia
Superstudio, Atti Fondamentali. Educazione. Progetto 1, 1971, litografia
Superstudio, Atti Fondamentali. Amore. La macchina innamoratrice, 1972, litografia (courtesy of Fondazione MAXXI)
Istogrammi d’architettura, 1969, mattoni di istogrammi (foto C. Toraldo di Francia)