Il 2 dicembre 2016 Fabio Rovazzi pubblica Tutto molto interessante, e tutto in me, per me e fuori di me improvvisamente perde d’interesse, persino Rovazzi. Il 2016 è stato l’anno della caduta degli interessi e del risorgere delle passioni.

Illustrazione di Michele Bruttomesso

.

Quest’estate, quando gli interessi mi sono misteriosamente caduti, ho fatto una strana spola tra casa e libreria. Compravo un libro interessante – o che aveva interessato molti – mi sedevo al bar con l’intenzione di leggerlo e, ancor prima di aprirlo, mi chiedevo: «Perché ho comprato questo libro?». Bam! Interesse caduto. Poi andavo dalla parrucchiera a farmi tagliare le punte dei capelli e mi chiedevo: «M’interessa veramente farmi tagliare le punte?». Per fortuna al momento della domanda ero già un fungo atomico di shampoo e balsamo; troppo tardi.

Fatto sta che prima di votarmi totalmente ad Arpocrate, il dio fanciullo che intima il bel silenzio, reco questa sgangherata testimonianza: abbandonati gli interessi, ma stretta alle passioni, sto meglio.

Per passione sto costruendo una grotta nel mio giardino. L’attività è scaturita da una predilezione che nutro da tempo, quella per il poeta inglese e architetto di giardini Alexander Pope. Pope insegna l’assoluta urgenza di avere una grotta ove ritirarsi in meditazione, un MERZbau ante litteram. Se poi si vivono anni incerti e tremolanti come questi, la grotta è d’obbligo. Ecco la storia di una grotta e di un parco, con cui spero di convertirvi all’eremitaggio da giardino, o almeno a quello da garage.

La grotta di Pope. Via Flick/Verdurin

.

Alexander Pope si trasferisce a Twickenham, lungo il Tamigi a ovest di Londra, nel 1719. Sono gli anni in cui ai cattolici come i Pope è in larga parte proibito possedere terre dentro i confini della capitale. Le rive del Tamigi intorno a Twickenham costituivano una prestigiosa alternativa; Francis Bacon e John Donne avevano battezzato il luogo, trasferendosi sulla riva sud. Il fiume era ancora più ricercato grazie ai reportage dei viaggiatori del Grand Tour: dopo aver camminato lungo le sponde del Danubio, del Reno e del Po, tornavano a casa sognando limacciose acque fluviali. Daniel Defoe paragonò il distretto ai quartieri limitrofi alla Senna, e al Po nei pressi di Torino.

Pope insegna l’assoluta urgenza di avere una grotta ove ritirarsi in meditazione, un MERZbau ante litteram.

In precedenza Pope ha vissuto con la famiglia a Binfield, nel Berkshire. Nell’articolo Pope in Arcadia: pastoral and its dissolution, Pat Rogers paragona l’influenza di Binfield su Pope agli effetti della Cumbria per Wordsworth, del Wessex per Hardy o del Mississippi per Faulkner. Proprio nella casa di Binfield ha scritto le quattro Pastorals (1709), poesie incantate, popolate da divinità romane, pastori innamorati e verdi rifugi. In lontananza si ergeva Londra, minacciosa.

Pope esordisce come giardiniere a Chiswick, dove abita Burlington, il Lord responsabile del revival palladiano in Inghilterra. È Burlington ad affidare la prima commissione al giovane Pope, reduce dagli studi presso il pittore Charles Jervas che lo aveva improntato alla passione verso il giardino italiano rinascimentale. A Chiswick, Pope applica tre soluzioni fondamentali per ogni giardiniere degno di questo nome. Prendete nota:

  • nasconde i confini spaziali;
  • innalza montagnole al fine di variare l’altezza del suolo;
  • distribuisce lunghe siepi per giocare sull’effetto tunnel.
    .

Poco prima di morire, Pope confida allo storico Joseph Spence i tre cardini del giardino ideale (continuate a prendere nota):

  1. il contrasto e quindi l’alternanza di zone di luce e d’ombra;
  2. l’abile arrangiamento delle sorprese (sia ottiche che ‘di narrazione’);
  3. l’occultamento dei confini, che comprendeva l’eliminazione di muri e recinzioni.

.
Comune linea guida che secondo Pope
ogni uomo in procinto d’avvicinarsi a quest’arte deve rispettare è «La semplicità della natura disadorna», un concetto sviluppato da Omero nell’Odissea nel passo in cui descrive i giardini di Alcinoo. A detta di Pope nel giardino inglese si era invece regrediti rispetto all’estetica omerica, promuovendo l’uso di artifici e non ragionando abbastanza sullo studio e sull’imitazione della natura. Pope non guarda al giardino inglese, ma a quello rinascimentale.

La villa di Alexander Pope a Twickenham (acquarello di anonimo, XVIII sec.). Via wiki

.

La dimora di Twickenham si suddivideva in tre parti: un parterre affacciato sul Tamigi, la villa, il giardino retrostante. I confini del parterre erano segnati da filari di alberi, siepi, sempreverdi; digradavano dolcemente verso il fiume. Percorrendo il giardino da est a ovest si trovavano tre luoghi arcani: la grotta, il tempio di conchiglie, l’obelisco in memoria della madre; sul lato sud orti, vigneti, piante d’ananas e altra vegetazione esotica. Ogni grotta necessita della propria controparte: l’orto.

Nella stanza dell’esteta, stracolma degli oggetti dell’esteta, non si medita, si rincoglionisce, con l’occhio vacuo facendo man bassa visiva. Al contrario, una grotta a uso di un poeta può sorgere solo tra gli orti. Intorno alla mia grotta ho sistemato sette pomidoro.

Gli orti costituiscono un’interessante chiave d’interpretazione per leggere la doppia natura del giardino di Twickenham, ricco di simbolismi, ma attento all’utile. Pope dà spazio a diverse colture, praticando il principio oraziano del simplex munditiis: coltiva vegetali, tiene una piantagione di ananas e un pollaio, riserva uno spazio all’apicoltura. Un giardino classicista? Non solo. Il poeta stesso, scrivendo a due amici, definisce se stesso «magician» e «witch», termini che hanno poco a che fare con il repertorio fantastico greco-romano e proprio nulla con quello cristiano, rimandando agli influssi shakespeariani e nordici coltivati da Pope.

E arriviamo alla grotta, alla cui emulazione ognuno di noi dovrebbe dedicarsi. La grotta è un elemento che ricorre frequentemente nella tradizione umanistica del giardino rinascimentale italiano e francese, mentre in Inghilterra si trovavano grotte a Woburn e Stourhead. In questi secoli non era raro che i nobili concedessero le proprie grotte a dei veri eremiti che vi s’installavano, facendo appunto gli eremiti da giardino. Uno va in giardino, succhia la polpa di un caco e sa che dietro alle begonie un eremita lo sta guardando.

Via Flick/Verdurin

.

In una lettera, Pope dichiara di aver trovato nel proprio parco una caverna e un ruscello perpetuo che vi fa eco giorno e notte. Pope ama la rappresentazione del movimento, passione testimoniata dalla dichiarata preferenza per il paesaggio osservato tramite la camera oscura, che riporta alla mente, oltre che la caverna platonica, anche la ‘dark room’ della coscienza di cui scrisse John Locke. E dunque la caverna diventa grotta, imitando la natura del Tamigi che scorreva a pochi passi da lei.

Cosa succede in una grotta? Di cosa è fatta? Di brillii, di luci. Nella grotta di un poeta tutto risplende. Pope ribadisce spesso come il suo interesse sia quello di creare un ambiente il più possibile «glittering» e la decora unicamente di materia riflettente: rocce, selci e metalli. La Natura sul lato ovest, quello fluviale, e la natura ricreata dall’arte a est, nella grotta.

Nella grotta di un poeta tutto risplende. Pope ribadisce spesso come il suo interesse sia quello di creare un ambiente il più possibile «glittering».

Inizialmente la edifica in stile classico, casa delle ninfe e caverna di Egeria, successivamente la trasforma in un tripudio di riflessi di minerali e conchiglie dal sapore decisamente rococò nel significato etimologico di rocaille y coquille. Dagli anni Trenta del XVIII secolo, pilastri e murature sotterranee vengono interamente ricoperti da metalli, minerali provenienti da tutto il mondo e da due lastre di vetro il cui scopo era quello di riflettere il fiume e di creare uno sfondamento fittizio su di esso. Ecco dunque, la grotta: non il buio antro dell’orso ricolmo di teschi e misere falangette, bensì la casa della luce riflessa.

Via Flick/Verdurin

.

La vicinanza all’acqua è importante per ragioni simboliche non solo legate al classicismo di Pope, ma anche alla sua educazione cattolica. Nel 1770 nell’incipit a On Modern Gardening, Walpole specifica come il giardino di Eden fosse circondato da quattro fiumi: Tigri, Eufrate, Pison e Ghihon e come, dopo il peccato, fossero rimasti il pozzo e il secchio al fine di rimediare alla perdita dei fiumi. Pope struttura il flusso dell’acqua nella grotta in modo da ricostruire tutti gli stati, gli umori, dell’elemento acquatico: l’umore violento è ottenuto per mezzo di specchi, vetri e pietre riflettenti posti sul fondo del ruscello, a ricreare l’idea di un tempestoso torrente.

Sebbene questa dell’umor violento possa essere interpretata come una scelta proto-romantica da parte di Pope, dai suoi scritti critici nei confronti della poesia a lui coeva si capisce che non è così: il gusto visivo per una natura anche agitata è infatti una deriva barocca, probabilmente ispirata dai quadri di Salvator Rosa.

Alla fine del tunnel che porta all’antro, il Nostro appone un’iscrizione tratta da Orazio: Secretum iter et fallentis semita vitae. La scritta lascia trapelare una vena eccentrica, quasi misterica, in quei semita che anche etimologicamente si discostano dalla strada maestra.

Una grotta specchio, natura e rovina, classica, barocca e romantica; la grotta di Pope conteneva la congerie della storia del gusto frantumata in un ammasso di cocci bislacchi. E dunque non indugiate! Raccogliete frammenti di vetro, armatevi di selci, afferrate la trivella, andate in garage e scolpite la vostra grotta.

.

SOFIA SILVA nasce a Padova nel 1990, è artista, scrive per IL Magazine, Il Foglio e varie riviste. A Londra insegna pittura e fa parte del team del magazine Turps Banana. 
.