Antefatto: per scrivere questo pezzo ho deciso di provare la reviviscenza del metodo Stanislavskij tesa all’approfondimento psicologico del personaggio. Sicché ho scenografato un cantuccio M+A in camera mia. Ora sono tutto vestito di cotone bianco egiziano e ho accanto il mio alberello di avocado affetto dalla talassemia delle piante.

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Michele Ducci + Alessandro degli Angioli

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L’ultima volta che ho sentito del pop italiano in un contesto internazionale è stato all’interno di un documentario sulla vita dei contadini rumeni: fiammeggiava un tramonto rosa e un raccoglitore di pannocchie corroso dalla vodka improvvisava una danza alla Ian Curtis sulle note di Felicità. (La penultima invece fu in Miss Violence di Avranas, con quella notevole scena di abuso di minore adagiata su L’italiano di Cutugno.)

Se spostiamo l’offerta dal piano dell’orrido verso qualcosa di vagamente competitivo con il resto del pop occidentale, si apre una tundra punteggiata da rari cespugli. Uno di questi porta il nome degli M+A.


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Duo ormai noto in Italia e corteggiatissimo all’estero, Michele Ducci + Alessandro degli Angioli suonano insieme dal 2009, disperdendosi per l’Europa. Alessandro migra a Bergen e lavora a distanza sui brani – li immagino impegnati in una fitta corrispondenza da sorelle Brontë. Caro Michele, la mia renna se l’è portata via l’epatite. Ecco la playlist che ti avevo promesso.

Nella loro musica finiscono dentro elettronica, IDM, pop, filosofia e visual design. Esordiscono con una label inglese, il secondo album esce in Giappone prima di arrivare al resto del mondo, nel 2014 vincono l’Emerging Talent al Glastonbury Festival. Al momento si dedicano a bruciare grossi produttori (Larry Dvoskin, MGMT): bocciare un produttore famoso si può, perché se ti affido la versione grezza di un brano del disco in lavorazione come fosse una figlia da far crescere bene, tu mi devi restituire Shiloh Jolie-Pitt uscita da una boarding school svizzera. Non Nicole Polizzi.

«Abbiamo sperimentato per anni per poi decidere che dovevamo lavorare sull’estetica pop, salire sul cavallo più difficile da domare.»

Alessandro: «Molte volte in Italia la musica viene considerata come hobby o modo per comunicare e invece no, è una cosa che deve essere tecnicamente valida». Il manifesto è chiaro, fare bene il mainstream è una cosa da sovversivi. «Abbiamo sperimentato per anni per poi decidere che quello che dovevamo fare era uscire dall’indie e lavorare sull’estetica pop, salire sul cavallo più difficile da domare».

La scelta si muove da una sfida, «non tanto arrivare ad un grande pubblico, ma giocare la parte più complessa per un musicista»: elaborare un linguaggio trasversale e farlo da una posizione molto esposta.

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Ludwig Wittgenstein (filosofo, maestro elementare, giardiniere, persona amabile) fu incaricato dalla sorella Margaret di progettare la sua villa in Kundmanngasse; per 4 anni lavorò meticolosamente alle delle finiture con memorabili piazzate agli artigiani, costretti a rialzare il soffitto di un salotto di tre centimetri a casa ormai ultimata, affinché rispettasse esattamente le proporzioni volute.

Tutto questo bullismo gli M+A lo infliggono a loro stessi: Michele e Alessandro riescono a scrivere 50 pezzi per masterizzarne 20 e produrne 2. E la cura dedicata alla musica investe tutto, in una forma di autarchia produttiva degna di Pyongyang: artwork, video, fotografia. «Facciamo tutto noi», ride Alessandro. «Nel video di Forever More ad esempio io e Michele non compariamo mai insieme perché uno dei due doveva tenere la camera».

La cura dedicata alla musica investe tutto, in una forma di autarchia produttiva degna di Pyongyang.

Nota a margine: Alessandro mi fa notare i difetti del video ma io penso solo all’imbarazzo di riprendere il petting in piscina, per il resto mi sembra tutto perfetto; dalle immagini in penombra alla moto posticcia in stile Kanye West. E sopra ogni cosa l’eleganza di nuotare in camicia, cosa auspicabile da tutti.

Davanti alla grafica pulita dei loro precedenti lavori, e alle cover recenti dei singoli Everything Will Be Alright e Forever More, si potrebbe pensare che gli M+A compongano la loro musica in una SPA di Miami, o perlomeno in qualche studio dentistico. «Invece scriviamo i pezzi in scantinati, monolocali, postacci» dove vivono di solito i millennials che si sono trovati casa a Londra.

Promo del singolo Forever More

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Riflettendoci, io stesso ho conosciuto la loro musica proprio nel periodo in cui condividevo inconsapevolmente con Alessandro la vita nella periferia di una città norvegese, all’interno di una casa dello studente famosa per i suicidi di universitari soli, la droga a pacchetti e le finestre che non si aprivano; e in contesti simili o diventi Burzum e dai fuoco alle chiese, oppure cerchi di costruirti una realtà analgesica fatta di musica color pastello e interni con le palme in vaso.

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Dopo i due singoli è ora di tirare le fila e terminare, l’album che dovrebbe uscire il prossimo febbraio: un lavoro continuamente in divenire, ma la novità è l’idea per un prodotto editoriale che accompagni il progetto. «Per ora è un seme, ma volevamo fare questa cosa alla Frank Ocean [qui non ho capito se ci fosse del sarcasmo, N.d.A.] e ricavare un piccolo magazine per il pubblico». Nuovo album, nuovi media, nuovi feticismi.

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Gli M+A saranno ospiti della Biennale Musica il prossimo 9 ottobre a Venezia. Per l’occasione promettono uno spettacolo molto fisico e con un light design ad hoc. Tanto per remare contro le performance contemplative con qualcosa di dionisiaco.

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