«In God we trust. come diavolo è possibile scrivere il nome di Dio sopra a delle monete?» pensa Theodore Teddy Bear Roosevelt, 26° presidente degli Stati Uniti d’America, massone, cacciatore, famoso per essersi rifiutato di sparare ad un orso bruno ferito e nel contempo aver sterminato undicimilatrecentonovantasette animali in via d’estinzione in una famigerata battuta di caccia africana.

Accostare la religione al denaro è una cosa inaccettabile, di questo Theodore è convinto. E tuttavia nel 1956, in piena guerra fredda, In God we trust diventerà il motto ufficiale degli Stati Uniti più per motivi politici – un’antitesi al comunismo senza Dio dei russi – che religiosi, e dall’anno successivo prenderà a comparire sul retro di ogni banconota da un dollaro.

conio_01

L’ultima tentazione di Cristo, Molino & Lucidi. Foto e stampa digitali, 2013

.

312 d.C.: Costantino avanza con il suo esercito alla volta di Roma per sconfiggere l’usurpatore Massenzio. Durante il cammino ha una visione: una grande croce luminosa a coprire il cielo, con la scritta Εν Τουτω Νικα, meglio conosciuta nella variante latina In hoc signo vinces. Costantino prosegue senza farsi troppo turbare: la notte, a poche ore dallo scontro decisivo alle porte di Roma, Cristo gli appare in sogno e gli suggerisce di apporre il simbolo della croce sui vessilli militari.

Costantino vince ed è proclamato imperatore d’Occidente: tecnicamente un pagano, con l’Editto di Milano vieta le persecuzioni contro i cristiani e stabilisce la libertà di culto, sostituendo da quel momento l’aquila di Giove, presente in tutti i labari utilizzati in battaglia, con il monogramma di Cristo Chi-Rho.

L’immagine, formata dalla sovrapposizione delle lettere greche χ (chi) e ρ (rho), iniziali della parola ‘Χριστός’ (Khristòs), si diffonde ben presto in tutto l’impero, grazie anche alla sua rappresentazione in alcune delle monete coniate negli anni successivi all’editto. Per non far torto a nessuno, Costantino rimane in bilico tra paganesimo e cristianesimo: le principali zecche imperiali continuano a coniare con nonchalance sia monete pagane – dedicate al sole o a Marte – che cristiane.

Una Transustanziazione al contrario: non dal pane al corpo di Cristo e dal vino al sangue, ma dal corpo al pane e dal sangue al vino.

Nello stesso periodo, Ezanà di Axum diventa il primo sovrano etiope convertito al Cristianesimo. Quale miglior mezzo del denaro per diffondere la nuova religione? In pochissimo tempo immagini di re, elmi, dischi e crescenti vengono sostituite dal simbolo cristiano per antonomasia: per la prima volta nella storia dell’umanità, la croce è coniata su una moneta.

L'Ultima tentazione di Cristo dettaglio

L’ultima tentazione di Cristo (dettaglio), Molino & Lucidi. Mixed media, 2013

.

Possiamo a questo punto provare a visualizzare questi passaggi storici attraverso tre differenti stadi della conversione. Il primo, più interiore e spirituale, dove un singolo (Costantino) o una pluralità avvertono un’esigenza mistica di cambiamento; il secondo di carattere religioso, che sfocia nell’adozione di un nuovo credo; un terzo stadio di conversione più materiale, politico e terreno che porta al cambio del conio e spesso anche della valuta. Una Transustanziazione al contrario: non dal pane al corpo di Cristo e dal vino al sangue, ma dal corpo al pane e dal sangue al vino.

Torniamo al dollaro e spostiamo l’attenzione al simbolo, una S maiuscola attraversata da due barre verticali. Sulle sue origini si sprecano ipotesi: che derivi direttamente dal Sesterzio romano, da un Tallero tedesco, da simboli massonico-esoterici; la teoria più accreditata lo fa derivare dallo stemma del Regno di Spagna, due colonne d’ercole avvolte da un drappo a forma di S con la frase latina Plus Ultra. All’epoca di Carlo V e delle conquiste spagnole in America, l’emblema appare sia sulle monete d’oro che quelle d’argento.

conio_02

L’ultima tentazione di Cristo, Molino & Lucidi. Foto e stampa digitali, 2013

.

Di nuovo un passo indietro.

Il Chi-Rho che è sicuramente il più famoso cristogramma della storia, ma non è l’unico a essere utilizzato nei coni delle monete. Il trigramma IHS – spesso erroneamente interpretato come l’acronimo inverso di Iesus Hominum Salvator, in realtà trascrizione latina delle prime due lettere e dell’ultima del nome di Gesù in greco antico (Ιησοῦς) – diffuso già dal medioevo grazie all’arte e all’architettura religiose, raggiunge l’apice nel 15° secolo con Bernardino da Siena che lo sceglie come immagine della sua devozione al figlio di Dio. Giustiniano II si spingerà oltre e tra il 7° e l’8° secolo lo farà marcare sulle sue monete d’oro.

Da tre barre verticali, fino all’attuale rappresentazione con barra unica, dovuta alle esigenze semplificative dell’informatica moderna.

Ora immaginiamo di leggere le prossime tre righe accompagnati da una colonna sonora boriosa alla Hans Zimmer. Sovrapponiamo idealmente le tre lettere del trigramma di Bernardino: la linea orizzontale della H scompare nella curva centrale della S e il risultato è un’immagine del tutto simile a quella del dollaro.

Non è raro trovare il cristogramma così rappresentato in chiese e monumenti funebri sparsi in giro per il mondo: ci piace pensare sia stato fonte di ispirazione per i primi coniatori d’oltreoceano, che arrivarono a far genialmente convivere Padre e Figlio insieme nella stessa moneta (anche se a livello tecnico l’immagine del dollaro comparirà in una delle due facce solo nel 2007).

Iesus Hominum Salvator, Molino & Lucidi per Pixarthinking. 

.

La teoria segue una sorta di evoluzione grafica: da tre barre verticali, il simbolo passa a due fino ad arrivare all’attuale rappresentazione con barra unica ad attraversare la S, dovuta alle esigenze semplificative dell’informatica moderna.

***

Terminato un paragrafo del libro Temi Dio e assumi il tuo compito, Theodore prende a lucidare il suo Winchester 1876, chiamato affettuosamente “Yellow Boy” per via della carcassa in ottone. Mentre strofina lentamente la canna con un panno di lana imbevuto d’olio, ripensa a tutti i caribù, tutte le alci e i bighorn che sono caduti sotto i suoi colpi.

Si allunga verso il gruppo del grilletto, lo sguardo gli cade su un dollaro d’argento poggiato vicino: posa la canna ancora umida sopra la vecchia copia del Tribune che protegge il legno dello scrittoio dal grasso del fucile e prende in mano il dollaro. «Come diavolo è possibile scrivere il nome di Dio sopra a delle monete?», pensa.

.