Chi sei? Te stesso, che domande. Te lo ripeti da sempre, ma a chi stai rispondendo? Facciamo che te lo diciamo noi, con i soliti appunti sparsi in ordine preciso: linguaggio eccessivo dice cose semplici, l’elenco le complica, la sovrainterpretazione è dietro l’angolo.

Chloë Sevigny in All Flowers In Time. Screengrab Vimeo/Phi Centre

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1. La saggezza antica recita «Conosci te stesso», quella moderna «Sii te stesso». La distanza che si apre tra le due massime fotografa lo scarto che conduce alla nostra pedagogia.

2. Conoscere se stessi è un compito, un divenire; essere se stessi è un ordine, un’immanenza.

3. Se conoscere se stessi implica un’attività, una progressione, un viaggio; essere se stessi prescrive una passività, una chiusura, un atto di resistenza.

4. «Pensa con la tua testa!»

5. Conosci te stesso perché tu stesso ti sei di ostacolo. Il soggetto è da costruire contro le più immediate autorappresentazioni del soggetto medesimo.

6. Sii te stesso perché l’Altro, il mondo, il non-io ti sta attaccando. Il soggetto è già dato, è lì, nelle tue prossime vicinanze, devi solo proteggerlo.
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7.
L’ingiunzione a essere se stessi solleva due paradossi, da un capo all’altro della conversazione, che si mostra come un dialogo impossibile.

8. Conosci te stesso era la soluzione al primo paradosso: tu non sei tu, devi cercarti. Ma se invece io sono già io, come faccio a essere io? Sii te stesso espone questa faccia quando viene consigliato negli appuntamenti sentimentali, nei colloqui di lavoro, in tutte le prime impressioni importanti nella vita in cui il soggetto teme di non bastarsi.

9. Alla vaghezza del Sii te stesso corrisponde la sua efficacia, il suo potere paralizzante, perché questo è: un altolà.

Non si invita qualcuno a essere se stesso se non nel momento in cui quel soggetto è sul punto di migrare, di cambiare, di aprirsi all’Altro.

10. Il secondo paradosso chiama in causa chi pronuncia l’ingiunzione. Se devo essere me stesso e non ascoltare gli altri, perché ti sto ascoltando? Perché mi parli?

11. In questo senso, Sii te stesso è l’acrobazia di una pedagogia trasparente, che dà l’impressione di invitare a chiudere tutte le porte verso l’Altro tramite una massima universale, generale. Nello stesso momento, si chiama fuori dall’elenco potenziale di sirene da non ascoltare. Sii te stesso dice: «Non ascoltare nessuno. Tranne me».

12. Nella sua dissimulazione a cielo aperto, Sii te stesso condivide la dinamica fondamentale dell’ideologia dominante: criticare tutte le ideologie, in quanto tali, al fine di essere esclusa dal novero delle stesse.

13. A livello filosofico, l’ideologia dominante e Sii te stesso stabiliscono il primato dell’essere sul divenire, dell’attuale contro il potenziale. Dicendo che le ideologie sono cattive e fallimentari, si nega la natura ideologica del mondo presente. Invitando a essere semplicemente se stessi, si nega la natura composita e già etero-costruita del soggetto, nonché la sua capacità di mutare, di conoscersi e riconoscersi.

14. Come è evidente che non si attaccano le ideologie se non in previsione di una minaccia da squalificare, così dovrebbe essere evidente che non si invita qualcuno a essere se stesso se non nel momento in cui quel soggetto è sul punto di migrare, di cambiare, di aprirsi all’Altro.

15. «Se il tuo amico si butta nel fiume, ti butti pure tu?»
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16.
Come i virus, Sii te stesso non sopravvive a lungo all’aria aperta: ripetuto sin dall’infanzia, viene interiorizzato e prende casa nel super-Io.

17. Sii te stesso è la forma che si staglia sullo sfondo di tutte le ingiunzioni del super-Io, il negativo di tutte le negazioni: non fare, non dire, non provare: sii te stesso.

18. Sii te stesso, voce del padrone interiore, è una tecnologia dell’identità che lavora per sottrazione e conservazione.

19. Le altre tecnologie dell’identità, invece, si producono per legare il singolo al gruppo, l’individuo alla collettività, l’io all’Altro. Dal momento che ci si identifica in qualcosa, fosse anche il colore della propria pelle, si smette di essere solo se stessi poiché si riconosce un tratto comune e condiviso.

20. Di contro, si dice «Sono solo me stesso», cioè «La mia identità non ha nulla a che vedere con le altre, non è socializzata, né socializzabile, non è condivisa». Sii te stesso è un apolitica dell’identità.

21. «Non mi piacciono le etichette».

«La mia identità non ha nulla a che vedere con le altre, non è socializzata, né socializzabile, non è condivisa».

22. Sii te stesso è il rovescio capace di neutralizzare ogni altra tecnologia dell’identità, negandola nella tautologia: io sono io, punto.

23. In quanto apolitica dell’identità, Sii te stesso è una forza che atomizza il campo sociale, l’ostacolo alla pluralità del collettivo, la profilassi dell’individualismo.

24. «E come sapete, la società non esiste. Esistono gli individui». (Margaret Thatcher, Ottobre 1987)

25. Si sbaglierebbe a pensare che il conformismo, la moda e ogni altra forma di gregarismo deteriore siano minacciate dall’ingiunzione a essere se stessi. Al contrario, in quanto dinamiche disprezzate e simbolicamente indesiderabili, sono sostenute precisamente dal Sii te stesso che rassicura il soggetto circa le sue azioni.

26. «Non l’ho comprato perché è di moda, l’ho comprato perché mi piace».

27. Di contro, ogni forma di moda consapevole, cioè di sottocultura, viene stroncata sul nascere dall’ingiunzione a essere se stessi. La questione non è cosa si veste ma come lo si pensa.

28. Durante l’adolescenza si consuma la prima battaglia simbolica tra l’essere se stessi e le politiche dell’identità.

29. «Ma tu sei zecca o pariola? Perché alternativa non me sembri, coatta nemmeno, forse sei normale». (Caterina va in città, 2004)
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30.
Il normcore spicca per l’idiozia di voler commercializzare l’imperativo a essere se stessi nell’unica maniera impraticabile: descrivendolo come una sottocultura.

31. L’ingiunzione a essere se stessi esiste, e resiste, non perché rifiuta questa o quella politica dell’identità, questa o quella sottocultura, questa o quella appartenenza, ma perché nega la loro stessa praticabilità, di principio.

32. Sono politiche dell’identità tutte le sottoculture ma anche l’autocoscienza femminista, quella di genere, di orientamento, di razza e, ovviamente, anche la coscienza di classe.

33. Un crumiro, prima di pensare solo a se stesso, è solo se stesso.

34. Ma, richiamato a essere solo se stesso, il soggetto non trova il deserto, il vuoto o il neutro assoluto. Trova le forme sociali dell’ideologia dominante.

35. «E come sapete, la società non esiste. Esistono gli individui, gli uomini e le donne, ed esistono le famiglie». (Sempre Margaret Thatcher, Ottobre 1987)

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ALESSANDRO LOLLI nasce a Roma nel 1989. È redattore di Dude Magazine e ha scritto su Nuovi Argomenti, Prismo, VICE, Soft Revolution Zine e altrove. Ha una laurea in filosofia e un lavoro in un centro di scommesse sportive.
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