Le serie TV: argomento troppo vasto per tentare visioni d’insieme, troppo inflazionato per infliggersi la violenza di un approccio rigoroso. Segue perciò una lista di appunti sparsi in ordine preciso: linguaggio eccessivo dice cose semplici, l’elenco le complica, la sovrainterpretazione è dietro l’angolo. E incominciamo.

Via glitchmen

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1. La serie tv è un’organizzazione del tempo. Sezionato e ricomposto il tempo, la serie tv si presenta come uno e molti, artefice di un’alchimia che trascende le precedenti intuizioni circa ciò che può o non può essere concesso a un prodotto culturale.

2. Un film che supera le due ore si annuncia come un’impresa, chiama lo spettatore a una sfida, screma quelli che meritano da quelli che non je la posso fa; la serie tv infligge decine di ore di spettacolo a chiunque, senza fatica.

3. La grande fantascienza d’autore si colloca accanto a Proust nell’archivio dei sensi di colpa. Mentre centinaia di ore sugli intrighi del presidente degli Stati Uniti non solo sono attese con trepidazione, non solo vengono divorate felicemente, ma sono addirittura temute.

4. Pertanto, alla fine di Proust ci si sente soddisfatti, gratificati, fieri. Alla fine della serie tv, vuoti, derubati, sedotti.

5. La serie tv influenza retroattivamente il cinema commerciale che la rincorre a fatica sul suo campo attraverso interminabili franchise.

6. Questo campo si chiama fidelizzazione.

7. La serie tv chiede dunque molteplici atti di fiducia, non solo tra una stagione e l’altra, ma anche tra i singoli episodi.

8. «È vero parte lenta, ma fidati, poi ti prende».

9. Una volta che una serie tv ti ha preso, vuoi che prenda anche gli altri.

10. Il potere di seduzione della serie tv è un problema sociale.

11. «Ti avverto che ti ci chiudi troppo».

12. Si è creduto a lungo di dover sminuzzare e somministrare le ore della serie tv settimanalmente, al massimo giornalmente, ore pasti. Oggi osserviamo sbalorditi che l’overdose è ricercata.
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13.
L’organizzazione del tempo interna della serie tv varia da caso a caso (venti minuti, trenta, quarantacinque, massimo cinquanta) ma la sua efficacia si misura dal rapporto instaurato tra l’uno e i molti, cioè dalla concatenazione delle parti, cioè dalla loro indipendenza mutilata ma nondimeno dall’inafferrabilità del tutto.

14. Pertanto, tecnicamente, la serie tv è barocca: un arco narrativo formato dal susseguirsi e intrecciarsi di numerosi archi narrativi.

15. Visualizzate la sezione di spazio ricavata tra due archi minori e l’arco principale: quella è la magia della serie tv, un intervallo temporale che ha come tetto la trama generale e come muri le trame episodiche.

Netflix cronometra il suo assedio al tempo interstiziale come il countdown del pugilato e dei «Game Over: continue?»

16. Quello spazio coincide col tempo non occupato direttamente dalla serie tv ma da essa assediato. In quello spazio lo spettatore può scegliere se chiudere l’esperienza serie tv o proseguirla. Netflix cronometra il suo assedio al tempo interstiziale come il countdown del pugilato e dei Game Over: continue? Se non si agisce, l’episodio parte da solo.

17. Se il paragone tra droghe e serie tv è così comune e veritiero è perché le prime sembrano essere una metafora per le seconde e non il contrario.

18. In quanto droga per analogia, la serie tv non contempla il periodo di sazietà, ebbrezza o fattanza delle droghe tradizionali. Come le altre droghe per analogia, invece, produce un’assuefazione compulsiva. La serie tv è gli orsetti gommosi.

19. «Sto a rota».

20. Si chiamava “maratona” l’eccezionale fruizione dei film al modo comune della serie tv. La nobiltà del termine conferma il senso di impresa associato alla pratica.

21. Di convesso, binge-watching vuol dire abbuffarsi.

22. Secondo Marx, il valore intrinseco di una merce è dato dal tempo di lavoro socialmente necessario a produrla. Specularmente, valore di una serie tv è dato dalla quantità e dalla qualità del tempo che lo spettatore vi investe. I servizi di streaming tracciano tutti i suoi movimenti con più precisione di qualsiasi proiezione auditel.
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History is the biggest spoiler. #PabloDies

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23.
La serie tv oggi non accade in tv ma sullo schermo del computer portatile.

24. La serie tv si guarda sulle ginocchia, distesi o seduti. Ne consegue che la serie tv è un organizzazione del tempo individuale o di coppia, mai collettivo.

25. La serie tv individuale organizza e colonizza il tempo libero, prima, durante e dopo la trasmissione.

26. «Se il vostro spostamento più lungo di oggi sarà quello dal letto al divano, sappiate che su Netflix ci sono novità» (Il Post, lancio social, 01/01/2017).

27. La serie tv individuale connette i singoli a una comunità di telespettatori potenziali, una comunità immaginata.

«Se il vostro spostamento più lungo di oggi sarà quello dal letto al divano, sappiate che su Netflix ci sono novità».

28. Ogni singolo decide quando entrare nel tempo organizzato della serie tv, pur rimanendo parte della comunità immaginata.

29. Per questo motivo, la serie tv organizza il suo tempo interno e disorganizza quello esterno: si tratta degli spoiler.

30. Lo spoiler è la ricaduta del tempo della serie tv, autonomo e isolato, sul tempo della vita, generale e collettivo. I singoli tempi si incrociano scoprendosi sfasati.

31. Tanto è organizzato il tempo interno, quanto è disorganizzato quello esterno. Il problema degli spoiler si configura come la gestione pubblica di un evento privato e riproducibile ma che mantiene il suo carattere di evento.

32. Lo spoiler esiste solamente in virtù della riproducibilità dell’evento. Quando le serie tv accadevano in tv, e solo lì, come evento assoluto, quelli rimasti indietro chiedevano agli altri la sintesi della puntata precedente. In mancanza di meglio, spoilerare era un favore.
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A much needed night with my faves❤️ #wineandnetflix

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33.
La serie tv di coppia si ripete due volte: la prima come pretesto, la seconda come famiglia.

34. «Netflix and chill» (Meme, 2015).

35. In questo senso è una porta girevole molto lenta. Nel suo intervallo si consuma un giudizio, come in quella delle banche: se si torna alla serie tv, la si guarda davvero.

36. La famiglia cui allude la serie tv è una coppia di fatto senza figli.

37. Di più, la serie tv crea questa famiglia in case diverse, di lei, di lui, della famiglia di lei o di lui. Dove è possibile la serie tv, c’è casa.

38. La mobilità di questa casa ben si accorda alla precarizzazione e alla deterritorializzazione delle vite dei giovani.

39. «Piumone, gatto, camomilla e Games of Thrones».

40. All’immagine deprimente di una coppia spenta sul divano davanti ai quiz televisivi si è sostituita la rappresentazione apparentemente gioiosa della coppia davanti alla nuova stagione di una serie tv.

41. Questa rappresentazione è una soggettiva; l’altra invece adotta un punto di vista laterale e mostra, moralisticamente, la passività del guardare.

42. Tale soggettiva ha il valore di un selfie, testimonia un momento significativo, è l’autoritratto di un’azione. La coppia che si fotografa guardare la serie tv, come se sbagliasse il verso della telecamera, fa un selfie rovesciato.

43. Semplicemente noi.

44. Nel selfie rovesciato il soggetto si confonde con l’oggetto, compenetrandolo: noi che guardiamo la serie tv la raggiungiamo con il nostro corpo disteso all’interno della fotografia. Il selfie rovesciato costruisce lo sfondo della comunità immaginata.

45. Il selfie rovesciato davanti la serie tv è il momento più intimo che viene condiviso dalle coppie moderne. L’unica rappresentazione che non ha per oggetto la coppia ma la loro vita.

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ALESSANDRO LOLLI nasce a Roma nel 1989. È redattore di Dude Magazine e ha scritto su Nuovi Argomenti, Prismo, VICE, Soft Revolution Zine e altrove. Ha una laurea in filosofia e un lavoro in un centro di scommesse sportive.
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