Tu! Proprio tu che stai leggendo. Mi dispiace darti questa brutta notizia ma c’è il 200% di probabilità che tu sia un Radical Chic, una malattia che attacca la tua coscienza con una trave enorme e disgusta la gente con piccole paglie negli occhi. Ma niente paura: proviamo a curarla insieme. 

Tom Wolfe, Radical Chic & Mau-Mauing the Flak Catchers. Dettaglio copertina

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1. Radical Chic, ossimoro dal suono fastidioso, presupposto di un certo modo di vedere il mondo, sottotesto di tante risate a mezza bocca, esplicito insulto che apre e chiude il discorso, è l’arnese polemico più efficace della destra italiana degli ultimi decenni.

2. Prodotto nel 1970 in un articolo del New Yorker, arriva in Italia tramite Montanelli e diviene termine nomade a ampissimo raggio. Irrilevante constatare che fu coniato per definire ricchissimi cittadini di Manhattan usi a organizzare feste con radicalissimi membri delle Pantere Nere: solo l’uso concreto e attuale determina la gittata dei suoi significati.

3. L’intensità di ciascuno dei lati dell’ossimoro è così estremamente variabile: quanti soldi bisogna avere per essere chic? Che teorie occorre sposare per essere radical? Apparentemente, basta essere sopra la soglia di povertà e leggermente più a sinistra di Reagan per vedersela brutta.

4. Ne consegue che l’accusa non piomba solo da destra a sinistra, ma si trova rimpallata tra persone di sinistra che si scomunicano a vicenda.

5. «La sinistra Radical Chic contro Volo e Zalone». (Libero, 2013)

6. «Zalone è di moda. Per i Radical Chic è un’icona». (Marco Castoro, 2016)

Basta essere sopra la soglia di povertà e leggermente più a sinistra di Reagan per vedersela brutta.

7. Altri nomi e sfumature: buonista, professorone, sinistra dei salotti, comunista col culo degli altri, coi soldi, col cashmere, con la barca, col rolex; nonché alcuni luoghi per metonimia: Pigneto, Brera, Manhattan, Berlino e Londra all’ingrosso.

8. Radical Chic è un’accusa vuota in partenza ma piena all’arrivo, è cioè uno straw man.

9. L’eterogeneità dei profili accusabili di Radical Chic viene schiacciata su un uomo di paglia sufficientemente caratterizzato da risultare intuitivamente comprensibile, nonché odioso.

10. Come ogni straw man compie due operazioni contemporaneamente: decentra il discorso dai contenuti all’interlocutore, dipinge negativamente l’interlocutore medesimo.

11. In quanto straw man, la figura del Radical Chic può essere calata addosso a un interlocutore o evocata in assenza di interlocutori, come attrattore di opinioni indesiderabili.
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Divieti e Bombe #pigneto #streetart #rome #vsco #vscocam

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Il Radical Chic è quindi una figura del discorso che squalifica ciò che le viene attribuito a causa della sua ridicola, contraddittoria, ingiustificabile posizione.

13. «Queste sono cazzate da Radical Chic».

14. La contraddittorietà del Radical Chic consiste nel dire cose di sinistra da una posizione di destra, cioè dominante. Nel farlo, il Radical Chic può essere ingenuo o ipocrita.

15. Il Radical Chic ingenuo viene esortato non solo a rendersi conto dei privilegi della sua classe sociale, ma soprattutto a ringraziare.

16. «Hai scritto questa critica al capitalismo dal tuo iPhone».

17. Il Radical Chic ingenuo viene attaccato con una specie di paradosso temporale: «Puoi formulare queste teorie solo perché hai avuto la possibilità di studiare, di vivere agiatamente, di esprimerti. Se non fosse stato per il capitalismo, non avresti fatto tutto questo».

18. Il Radical Chic ingenuo è un inconsapevole traditore della propria classe sociale.

19. Contemporaneamente, tradisce anche il popolo cui non appartiene. È in sostanza un apolide.

20. Se il Radical Chic ingenuo non viene ricondotto “a più miti consigli”, allora è un ipocrita e bisogna stanare il tornaconto, simbolico o economico, che gliene viene.

21. Il Radical Chic ipocrita manipola la propria classe sociale per una contropartita simbolica (di fascino e carisma personale) e le classi inferiori per vantaggi economici (dire di voler cambiare tutto perché niente cambi).

22. Nel primo caso va smascherato in quanto poser, nel secondo in quanto cattivo maestro. Infatti, “chic” non comporta solo un capitale economico ma anche, e soprattutto, un capitale culturale.

23. Il Radical Chic in quanto poser rimanda a questioni di gusto, il Radical Chic in quanto cattivo maestro è schiettamente politico.
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Upper-class stamina ✊🏻🏴 #radicalchic #occasionwear #uprising

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Il gusto del Radical Chic è una posa: dice che gli piace quello che non gli piace e che non gli piace quello che, in realtà, gli piace.

25. Il Radical Chic è la versione politicizzata dello snob.

26. Lo snob è un elitario compatto, il Radical Chic taglia il giudizio con la morale, anzi col moralismo.

27. «I Radical Chic lo ameranno/ I Radical Chic lo odieranno».

28. Calare lo straw man del Radical Chic su un prodotto culturale, alludendo che costoro sarebbero il target di riferimento o i primi a disprezzarlo, è un modo immediato di politicizzare, o meglio, sociopoliticizzare il gusto.

29. Non serve che l’opera in questione sollevi direttamente problemi politici: chiamare in causa il Radical Chic piuttosto che lo snob ne politicizza la fruizione come spaccatura sociale.

«Ma che t’inventerai quest’anno! Questo film prova a farlo vedere ad un bracciante lucano».

30. Gli straw man del Radical Chic possono pure non concordare sul giudizio, sono ridicoli per il solo fatto di porsi delle domande.

31. «La La Land divide il Pigneto». (Andrea Minuz, IL, 2017)

32. L’evocazione del Radical Chic in sede critica ha anche una ricaduta prettamente estetica: fingendo di sociopoliticizzare il gusto, in realtà lo naturalizza. Allude a un essere umano “normale” che trova naturalmente divertenti le commedie più sciatte e naturalmente noiosi i film concettuali. Chi dice il contrario mente.

33. In questo senso, l’accusa di Radical Chic è la forma più politica dell’antintellettualismo nonché il peccato più grave che aleggia su tutti gli intellettuali.

34. L’intellettuale di sinistra è per definizione Radical Chic perché, aldilà del conto in banca, il suo capitale culturale non combacia con quello delle classi inferiori cui si rivolge.

35. «Ma che t’inventerai quest’anno! Questo film prova a farlo vedere ad un bracciante lucano, ad un pastore abruzzese, ad una casalinga di Treviso… ti ci porto io». (Nanni Moretti, Sogni d’Oro, 1981)

36. Ne consegue che quando il Radical Chic parla di politica, si pone come un maestro. Uno cattivo, ovviamente.
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Contro il Radical Chic si fa valere non solo una contraddizione di fatto, tra la classe sociale cui appartiene e quella che dice di difendere, ma anche una contraddizione culturale, linguistica, antropologica: il Radical Chic è così distante dalla gente comune che non può neppure comunicarci.

38. Il Radical Chic, quindi, finge di parlare alla o per la gente comune, invece la inganna. Smascherare il Radical Chic vuol dire svegliare il popolo dall’incantesimo del cattivo maestro.

39. Come i giudizi estetici, anche le considerazioni politiche vengono attratte dalla figura del Radical Chic e squalificate sociopoliticamente.

40. «Solo chi vive al centro può dire queste cose sugli immigrati, tanto a lui non lo toccano».

41. La figura del Radical Chic ha pertanto una funzione doppia, strutturalista: macchia tutta una serie di posizioni e smacchia le restanti.

42. Il senso di colpa di passarsela meglio di qualcun altro e non fare niente per cambiare può venire proiettato su una figura che proprio perché dichiara di voler fare qualcosa è falsa e disprezzabile.

43. Come Cristo, il Radical Chic assume su di sé tutti i peccati della classe dominante e mostra quanto è ridicolo il tentativo di espiazione.

44. Il Radical Chic permette di essere di destra in santa pace.

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ALESSANDRO LOLLI nasce a Roma nel 1989. È redattore di Dude Magazine e ha scritto su Nuovi Argomenti, Prismo, VICE, Soft Revolution Zine e altrove. Ha una laurea in filosofia e un lavoro in un centro di scommesse sportive.
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