Ricordo vagamente il nostro pianeta i primi anni del 2000. So solo che avevo trent’anni e ancora si soffriva. Sarebbe stata l’ultima generazione quella.

Mondo senza fine - illustrazione di Michele Bruttomesso

Illustrazione di Michele Bruttomesso

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Ricordo in metropolitana che nessuno parlava, se ne stavano tutti intabarrati in questi cappotti neri e i cappelli a tesa larga col viso dentro il loro numero di Alan Ford, spaventati e guardinghi. Gli uomini correvano per le strade mentre si consumavano come cerini e per distrarsi prendevano in comodato le macchine per il caffè con le cialde Kimbo. Cercavano di zigzagare con l’entropia che gli sparava addosso e intanto strappare attimi di contentezza in comodato. Ai tempi era normale, oggi ci si chiede come potessero accettarlo.

Fino a che qualcuno disse basta. Successe durante un comizio del Nuovo Patto di Mariotto Segni, in un paesino di campagna, sotto un temporale estivo con i cavi che friggevano. Fu il noto anchorman Corrado Tedeschi a intervenire dal pubblico con un discorso di straordinaria lucidità cartesiana. In barba alla sua storica sobrietà, disse che l’uomo aveva fallito tutto. «E non è cosa di adesso, ma già dai tempi di Doppio Slalom!».

L’uomo aveva investito le sue forze in lotte tutte sbagliate. Da quelle sindacali a quelle per i pari diritti fra uomini e donne. Che differenza volevi facessero le mense col budino il giovedì se tanto si continuava a morire? L’uomo lottava da millenni per battaglie velleitarie e disperdeva le energie. Mariotto Segni per primo, con tutta quest’ansia referendaria. Invece avrebbe dovuto concentrare le sue forze per un fine soltanto: risolvere la morte. Solo dopo sarebbe venuto tutto il resto, senza scadenze, in pieno relax, col Daiquiri bello tranquillo.

L’uomo avrebbe dovuto concentrare le sue forze per un fine soltanto: risolvere la morte. Solo dopo sarebbe venuto tutto il resto.

Non bisognava rallentare la morte, non bisognava renderla dignitosa o cazzate simili, ma semplicemente scavalcarla. E soprattutto non si doveva perdere tempo a migliorare la ricerca medica inseguendo risultati tutti teorici. L’uomo avrebbe dovuto dare la morte per scontata e pensare ad un salvacondotto dopo di essa. In pratica, mettere in piedi un solido Aldilà, da qua. Visto che non ce l’avevano dato, avrebbe dovuto ingegnarsi l’uomo a costruirlo. Fu così che Corrado Tedeschi invitò tutti ad alzarsi, segniani e non, per urlare il proprio dolore e la rabbia al cielo nero che tuonava e far sì che da lì in poi si sovvertissero le priorità.

Furono attimi di percepibile tensione, uno della sicurezza stava per sparargli il taser, quando Mariotto con gli occhi lucidi fu il primo ad alzarsi in piedi. Uno a uno, tutti i convenuti lo seguirono. Tutti e cinque, senza eccezioni.

Quindi Tedeschi salì sul palco e iniziò a mostrare istogrammi che aveva salvato in uno Iomega Zip. Spiegò che l’uomo comprava il Dixan e la Dixan incassava miliardi e lo lasciava morire. E in cambio di quei miliardi? Pantaloni lavati e la pallina per il detersivo. Una presa per il culo. Compravi la più costosa delle lavatrici Rex e la garanzia era la più limitata concepibile: «A vita». Gli assicuratori della Lloyd Adriatico ti stringevano la mano, ti trattavano da vecchio amico, ti regalavano la penna a sfera e appena firmato spaventavano il cliente con termini come premorienza.

Via wikicommons

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Fu allora che gli uomini sparsero la voce e dettero vita a questa rivoluzione pacifica. Prima di tutto ritirarono i soldi dalle banche. «Mi stanno sul cazzo», disse addirittura un pensionato. Poi presero a boicottare ogni multinazionale. La Yomo avvertì il colpo e per tranquillizzare il popolo rimise in vendita il Più & Più. Pagliacci. E gli uomini niente, stavano a braccia conserte davanti alle Coop e non glieli compravano. Poi pralinò i croccantini e peggio ancora: quel pensionato gli ci sputò. «Mi fanno schifo ecco cosa mi fanno!», disse in lacrime stringendo la mano alla moglie sul letto di morte.

Nel giro di poco le grandi aziende reagirono e si creò una filiera virtuosissima fra imprenditori, banchieri, ingegneri, politici, psicologi, astronomi e scienziati. E la gente del popolo non se ne stava affatto con le mani in mano! Ma spingevano il PIL alle stelle come non mai finanziando la costruzione dell’Aldilà su Kickstarter. Misero degli stretch goal incredibili e visto il successo li sbloccarono tutti: il portachiavi dell’aldilà, la tazza eccetera, addirittura il cappellino coi capelli di Gullit. Durante i lavori c’erano i tre ragazzi de Il Volo in smoking che cantavano su un palchettino improvvisato per allietare gli operai bergamaschi, che saldavano circuiti fra le lacrime di commozione per le loro ballate straordinarie. 

Ci vollero anni per costruire un Aldilà ma non fu nemmeno così difficile. Colla vinilica, qualche molla, una manciata di viti, una grossa lente, una fune, un paio di carrucole e soprattutto un’insospettabile radiolina data in regalo nel 1990 su TV Sorrisi & Canzoni. Anche dei cuscinetti a sfera, è vero, ma giusto per fare proprio un lavoro di fino. Quella radiolina modificata si chiamava Aeterial 90 e intercettava sistematicamente le anime dei morenti. I capezzali non furono più alcove di incontenibile dolore, ma momenti malinconici tipo i saluti per le vacanze e ci si accordava su cose prettamente logistiche e organizzative per quando ci saremmo rivisti.

Che tristezza pensare che Corrado Tedeschi non poté godere del risultato di quel progetto che, contro tutto e tutti, aveva motivato e rappresentato. Fu durante l’ultima messa a punto dell’Aeterial 90 che venne colto in volo da una di quelle grosse vespe che popolavano il mondo in quegli anni, le flamencaria de muerte (ballerine flamenco della morte), che lo sollevò verso il sole con lui che sorridendo fra le lacrime gridava agli uomini: «Non dimenticatemi!». E come mai potremmo?

Via wikicommons

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C’è da dire che l’Aeterial 90 i primi anni era tutto tranne che perfetta. A volte il sistema s’impallava e alcune anime passavano dall’Aldilà alla Quinta Dimensione che ancora oggi non sappiamo dov’è. Si sa solo che la loro voce si ascolta chiedere aiuto da dentro conchiglie di pianeti lontani.

Però che bello sapere che dopo la morte si poteva continuare a vivere ancora. Pure chi non aveva paura di morire, decise di starci. I primi tempi quell’Aldilà era spartano e ben poco eccitante, ma in continuo allestimento con Mondo Convenienza che metteva tutti quei deliziosi cucinotti tipo arte povera. I backer di Kickstarter s’incazzavano perché erano il modello base con gli incassi di tre centimetri. «Ma che cazzo scusa la parola te ne frega se tanto non muori più?», disse il pensionato felice col cappellino di Gullit.

I capezzali non furono più alcove di incontenibile dolore, ma momenti malinconici tipo i saluti per le vacanze.

È l’anno 40.000 e sono davvero altri tempi. Oggi è tutto cambiato ed è così certo e perfetto che nemmeno più sappiamo che possibilità inventarci. E sì, è tutto diverso. Vai per strada e segnali stradali basta. Ora le macchine ti dicono gira qui, gira là, fai piano, occhio alla fontana. I cellulari non stai ad accecarti ma li proietti direttamente sul muro. Le videocassette sono diventate piccole come musicassette e queste ultime hanno assunto la dimensione d’un cremino. Hanno rivoluzionato anche il campo della gastronomia. Ai tempi mai avresti visto la carne servita insieme alla frutta, ora vedi pure la cotoletta all’ananas oppure ordini una banana e te la servono con una oliva infilata così. «Alla cazzo!» ha commentato giustamente un robot che me l’ha servita tempo fa al ristorante Il Borghicciolo. Un tempo la gente impazziva fra mille posate e ora si sono inventati questa posata unica avveniristica, da un lato forchetta e dall’altro cucchiaio. Compri del pepe nero a chicchi e la bottiglietta che lo contiene ha nel tappo il «macinello». Lo ruoti ed è fatta.

Questa la modernità! Le cialde per il caffè della Kimbo poi non ne parliamo. Ormai con due o tremila lire te ne danno sessanta. E settantacinque te ne danno nell’Aldilà, che infatti è la copia in meglio di tutto questo.

Via granger

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La morte era solo un problema come tanti ed è stato risolto. Io ricordo poco della mia vita di quegli anni. Rammento solo che presentavo programmi televisivi su Italia 1 col nome di Daniele Bossari. Di sicuro non ricordo più cosa si provava a vivere in un mondo in cui si moriva. Chissà com’era avvertire che non saresti mai stato meglio di come eri. Sentire l’arrivo dell’estate e ripensare che lei era la stessa di una vita prima e tu sempre più stanco. Invecchiare e vedere i bambini giocare a pallone fuori dalla finestra.

Meno male che non è più un nostro problema. Non posso neanche immaginare cosa doveva essere veder morire i propri genitori. Salutarli per l’ultima volta in ospedale, avere la percezione di registrare l’ultima immagine di loro prima di voltare l’angolo. E chissà cos’era per loro registrare la nostra. E la vita eterna poterla solo sognare. Pensare che gli uomini per accettare di scomparire per sempre erano arrivati a doversi convincere che la morte rendesse bella la vita. Che forse era giusto così. E doversi continuamente confrontare, anche per le minime stronzate, con la parola FINE

Poveretti quegli uomini, la sfortuna che hanno avuto.

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Pixarthinking sospende le trasmissioni. Un ringraziamento a chi ci ha letti, e agli autori e illustratori che hanno contribuito a farne l’oggetto strano e debordante che è. Speriamo di risentirci presto altrove. Ad maiora! – La Redazione

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LO SGARGABONZI è un papero bianco con becco e zampe verdi fluorescenti. Solitamente indossa un cappellino della Saclà e una felpa in pile ma senza pantaloni. Scrive su Linus, ha pubblicato Le Avventure di Gunther Brodolini, Bolbo e Il Problema Purtroppo del Precariato. Porta in giro il suo spettacolo Lo Sgargabonzi Live e i giorni pari è di dialisi.
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