Recensioni, dispacci e diagnosi dall’Altroquando. Gorgo è una rubrica senza scheletro figlia soltanto dei guizzi d’umore di Alessandro Gori – papà del blog Lo Sgargabonzi, romanziere di vaglia, bifolco.

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Michael Haneke, nel recente Amour, ci mostra che la morte è fatta di tubicini che penetrano carni per dare il tempo ai parenti di abituarsi e al morente di bramare sempre di più il nulla della non esistenza.

Mia madre, particolare locandina

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Nell’Inquilino del Terzo Piano di Roman Polanski, il protagonista si suicida buttandosi dalla finestra ma si risveglia sull’asfalto con un ultimo afflato di vita, che userà per risalire le scale aggrappandosi agli scalini uno ad uno, strisciare fino alla finestra e buttarsi ancora. Claudio Baglioni, nella canzone I Vecchi dall’album Strada Facendo, ce lo dice chiaramente: «Sopravvivere fino alla morte che fatica».

Cazzate.

Nanni Moretti è un regista romano minore ma autore di interessanti film indipendenti che vi consiglio di recuperare, a partire da Bianca e Sogni D’Oro, disponibili anche a noleggio per Domovideo. Egli con la sua ultima pellicola ci racconta che la morte può essere qualcosa di molto diverso.

L’agonia di un congiunto nel film di Moretti è un evento che ti viene straordinariamente incontro.

Protagonista di Mia Madre è una regista sulla quarantina, interpretata dalla gradevole Margherita Buy, che si trova a dover fare i conti con un film da portare a termine, un rapporto difficile con un divo americano, un amore che non ingrana e la morte della madre da seguire un attimo.

Ora, l’agonia di un congiunto nel film di Moretti è un evento che ti viene straordinariamente incontro e che fa dell’essere user-friendly la propria qualità primigenia. La madre morente non è altro che una donna fresca d’una permanente perfetta appoggiata delicatamente su un cuscino ed eternamente ripresa con un effetto flou da album dei matrimoni. Confortevole, comoda e dalla presa ergonomica. In un mondo in cui si muore sotto neon accecanti devastati dalle metastasi, questa donna oltretutto non si sa bene cos’ha, forse sta semplicemente morendo per il classico eccesso di salute.

Via guidilocurcio

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Nella vecchia morte, quella vigente fino a Mia Madre, l’agonizzante mette sempre in imbarazzo i propri cari con uscite come «Non voglio morire» o peggio ancora «Ti prego non voglio morire». Senza parlare della Montezemolo delle frasi per l’occasione: «Dimmi che guarirò, ti prego. Anche se non è vero, dimmelo». Invece la signora sfoggia tutto un frasario soavemente lunare e di vaga simpatia vaporizzata, quasi come se Moretti ci dicesse di fidarci di lui, che quella che ci sta per lasciare è una persona umanamente spettacolare anche se non ha tempo per raccontarla bene perché sta per arrivare un divo americano.

E intanto la signora Buy aspetta in aeroporto questo divo americano, che altri non è che John Turturro nel ruolo di se stesso. Arriva ubriaco e per interi minuti fa i versi dell’ubriaco e il pubblico già ride complice perché in passato è stato ubriaco anche lui e avrebbe pagine da raccontare a riguardo. Turturro sale in macchina e ci prova con la Buy e il pubblico ride colpevole perché anche lui ogni tanto, purtroppo, finisce a letto con delle belle sfitinzie.

Arriva ubriaco e per interi minuti fa i versi dell’ubriaco e il pubblico già ride complice perché in passato è stato ubriaco anche lui.

Poi Turturro crolla addormentato sui sedili dietro, ma ha un sonno agitato, si divincola e continua a ripetere: «You’re a fuckin crazy!». Al risveglio, in un italiano stentato, spiega alla Buy che «ho sognato che Kevin Spacey voleva uccidermi!». È allora che la platea viene giù dalle risate perché ha detto Kevin Spacey e uno s’immagina proprio Kevin Spacey e Kevin Spacey, si sa, è un amico. Se diceva Mainardi Giorgio il pubblico rimaneva impassibile, con Kevin Spacey perdono i sensi, si resettano e da lì in avanti hanno un nuovo senso comico e la scena TAAAC di Renato Pozzetto non gli muove più un capello.

Via guidilocurcio

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A un certo punto del film vediamo Moretti stesso che, seduto su una panchina con la sorella Buy, con tono serafico le spiega lentamente, lentissimamente, che per stare dietro alla permanente della madre ha preso tre mesi di aspettativa. Verso la fine del film, lo vedremo davanti al suo capo a spiegargli serafico che ha deciso di licenziarsi. E il capo? Lo sbatte fuori dalla banca a serafici calci nella testa? No, essendo Moretti il dono di Dio agli uomini, il capo quasi si mette a piangere e lo supplica di prendersi altri mesi di aspettativa, se vuole, ma di non lasciarli perché la banca ha bisogno di un capufficio come lui e, se si licenzia, BancaEtruria finirà in un vicolo cieco evolutivo di depressione e anedonia che la porterà a scomparire.

E anche noi come BancaEtruria abbiamo un bisogno urgente di Moretti, perché grazie a lui la morte è una cosa fighissima, tascabile e dalla piacevole fragranza al limone e ora andrei un attimo a praticarmela in bagno per non sporcare. Addio amici, è stato bello, quasi quanto il momento-samba di Turturro.

I prossimi articoli di questa rubrica li scrive Chiara Gamberale, brava ragazza pure lei.

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LO SGARGABONZI è un papero bianco con becco e zampe verdi fluorescenti. Solitamente indossa un gilet da croupier ma senza pantaloni. Scrive su Linus, con fuori|onda ha pubblicato Le Avventure di Gunther Brodolini, Bolbo e Il Problema Purtroppo del Precariato. Porta in giro il suo spettacolo Lo Sgargabonzi Live e i giorni pari è di dialisi.
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