Recensioni, dispacci e diagnosi dall’Altroquando. Gorgo è una rubrica senza scheletro figlia soltanto dei guizzi d’umore di Alessandro Gori – papà del blog Lo Sgargabonzi, romanziere di vaglia, bifolco. DustyEye

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Roma si sta riempiendo di targhe alla memoria misteriose e inquietanti. Un uomo senza volto, nottetempo, le cementa sui muri. Si aiuta solo con una colla Mille Chiodi, una piccola scala tenuta assieme da una colla Mille Chiodi e la sua fidanzata che limona con un altro per distrarre i passanti e che con quest’altro si trova sempre meglio.

DustyEye, il migliore dei mondi possibili

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Sono targhe postdatate ai secoli che verranno, raccontano di androidi che si tolgono la vita, bombe miniaturizzanti sganciate da gruppi ecoterroristici, universi paralleli che collassano a Spinaceto.

Ma chi si cela dietro l’acronimo DE che campeggia su ogni targa?
Ve lo dico io: i DustyEye. E questa è solo l’ultima delle loro provocazioni.
Ma chi c’è dietro i DustyEye? Ecco, qua volete sapere troppo.
Forse quell’uomo misterioso è Sergio Cofferati? Io non ho detto niente, lo state dicendo voi.

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Stai popolando Roma di targhe commemorative direttamente dall’Altroquando. Sono le interferenze di una realtà parallela che irrompe nella nostra o un tentativo di trasformare il nostro mondo in una realtà parallela?

Le targhe de Il Migliore dei Futuri Possibili sono una forma di archeologia predittiva, azzardano episodi che faranno la Storia a venire, ma ad oggi sono solo prospettive sfocate. Parlavi di una realtà che irrompe, effettivamente non c’è istante in cui il Futuro non ti piombi addosso. Per fare un esempio, la prima rende omaggio a N°44 V864.962, un androide emotivamente avanzato che deciderà di togliersi la vita nel 2379.


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Oggi siamo solo nel 2017, ma vedo usato frequentemente il neologismo #maiunagioia. Mi ferisce immaginare questi Candidi con alle spalle decenni di stenti. Dichiarano con coraggio che fino a quell’istante non sono mai stati felici. C’è da chiedersi se non sia quella la naturale condizione umana – e dato l’impegno con cui stiamo umanizzando la tecnologia, non ci staremo forse rendendo complici di altra infelicità?

Secondo me ci sarà un’inversione di emotività fra uomo e macchina. Ho sempre preso alla lettera il futuro teorizzato dagli Squallor nel lontano 1985 con Il computer Amedeus, un processore più umano, pressapochista e arrapato dell’uomo stesso. Tornando alle targhe: hai avuto problemi con le forze dell’ordine? E che t’inventerai se ti fermano?

Le targhe sono dotate di un dispositivo estremamente sofisticato che le rende invisibili alle forze dell’ordine, quindi non dovrei avere alcun problema. C’è la possibilità che un civile ne noti una il giorno prima di ottenere il patentino di poliziotto. Potrebbe ritornare in loco e scoprire di non riuscire più a vederla. Dovrebbe sfiorare il muro in questione e rendersi conto che i suoi sensi sono stati plagiati, al tatto percepirebbe una targa che i suoi occhi si ostinano a celargli. Chiederebbe una consulenza ai colleghi riscontrando il medesimo paradosso. Non sono uno sprovveduto, ho studiato attentamente il codice penale e civile, oltre ad aver richiesto la consulenza legale di un avvocato prezzolato. Mi è stato garantito che in caso di discordanza sensitiva le forze dell’ordine si avvalgono della regola «occhio non vede, cuore non duole». 

Hai in mente di estendere questo progetto anche ad altre città?

Forse è meglio chiarire un punto prima di procedere con questa chiacchierata: non sto attaccando targhe a caso o per il gusto di abbellire la Capitale. Ho effettivamente viaggiato nel tempo e le targhe si trovano nelle coordinate esatte di dove quegli eventi avranno luogo. Sarebbe alquanto pretenzioso pensare che tutti i fatti più salienti dell’avvenire avranno luogo nel raggio di venti chilometri. Ho iniziato da Roma per comodità, ma nei prossimi mesi ne vedrai comparire ovunque.

DustyEye - Un Mese di Bontà
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Comunque nei tuoi progetti c’è spesso un pungolo morale. Come nei film della New Hollywood anni ’70, ami mettere lo spettatore davanti a una scelta. Prendere o no quelle cinque euro? Staccare o no quella targa? Da cosa nascono questi esperimenti morali?

La morale è un fatto contingente legato al contesto. Faticherei ad orientarla verso un vettore univoco, ma credo sia giusto stuzzicarla per tenerla allenata. Il Mese di Bontà giocava molto su questo fattore.

Ci racconti e ci commenti i risultati di Un Mese di Bontà?

Si tratta dell’installazione presentata nel 2016. Chiedeva di scegliere tra appropriarsi di 5 euro protetti da una teca (ma accompagnati da un martelletto per agevolare la rottura del vetro) o attendere trenta giorni per vedere regalati in quello stesso luogo cento libri Classici. Sia a Roma che a Padova la banconota è stata presa in poche ore, ma l’installazione è rimasta per settimane sollevando controversie. C’è stato chi ci ha visti a stendardo del declino culturale o chi l’ha criticata per l’implicito insulto all’indigenza.

A me piace pensare a un novello Boccaccio ingolosito dalla situazione, che opta per appropriarsi del denaro e correre in cartoleria a comprare un quadernone formato A4 più una scorta di biro. Tutto contento di appuntare altri dieci giorni di gozzoviglie.

«Vedo usato frequentemente il neologismo #maiunagioia. Mi ferisce immaginare questi Candidi con alle spalle decenni di stenti».

L’estate scorsa hai decorato ogni cacca di cane trovassi in giro per Roma, applicandogli occhi e vestiti e creando personaggi degni di South Park. Andavi proprio in giro con dei kit già pronti. C’è qualcuno che ti ha guardato strano? 

Una anziano mi ha sorpreso con le mani in pasta, rimproverandomi che non dovevo fare la cacca in strada. Prontamente ho spiegato che le feci non mi appartenevano, le stavo solo maneggiando con piglio d’artista: «Riqualifico il territorio, mi batto contro il degrado, bacchetto la maleducazione». Ero certo di essermi fatto un alleato, lo sognavo al mio fianco a chiedermi un paio di guanti in lattice come i miei. Dopo brevi istanti di silenzio il suo lapidario ammonimento mi ha tolto ogni speranza: «Nessuno tocca la merda degli altri, quindi devi averla fatta tu per forza. Vergogna».

DustyEye - Po(o)p Art
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Concordo: vergogna! Tornando alle cose serie, con La Maniglia della Prospettiva Totale hai reso la realtà una giostra adrenalinica bisognosa di un appiglio per non perdere l’equilibrio. Io ci ho visto un invito a riscoprire il sense of wonder. Esiste ancora per te il sense of wonder? Io trovo sia finito con Zagor.

Molti lavori Bonelli sono pietre miliari dell’emotività condivisa. Ero adolescente da pochi giorni quando vidi il giovane Dylan Dog, ormai sul treno partito, urlare a Marina: «ME LO DICI LA PROSSIMA ESTATEEEE!». Fu in quel momento che appresi quanto ci stiamo giocando quando parliamo d’Amore.

Fortunatamente possiamo evitare di racchiudere tutta l’esistenza in un albo brossurato. Quindi restano molte altre questioni per cui entusiasmarsi. La Maniglia della Prospettiva Totale voleva ricordare quanto sia confortevole tenere a mente le proporzioni in una vita in bilico tra l’Infinitamente Piccolo del subatomico e l’Infinitamente Grande degli spazi siderali. Tutto condito da quel paradosso che non ci dà pace: perché le leggi che governano il microcosmo quantistico non collimano con la fisica che muove i cieli?

«Nella mia vita esiste anche un lavoro fatto di telefonate, riunioni, fogli Excel, pause caffè e scrivanie profumate di detergente al limone».

A te piace viaggiare leggero. Ti separi anche dai libri che più ami. Ti ho visto lasciare il mio capolavoro Bolbo al parco naturale di Lignano, con tanto di bustina fosse mai piovesse e invito alla lettura per chi lo prenderà. Sicuramente l’avrà recuperato un puttaniere e l’avrà usato per smerdare le ruote del Range Rover. Non ti senti un po’ un verme nei miei confronti?

Credi sia semplice per me separarmi dai libri che amo? Sono un lettore vorace, per quanto molto selettivo. Eppure sono convinto che un testo concluso, posato sullo uno scaffale di una libreria impolverata, sia solo arredo, collezionismo nel peggiore dei casi. Abbandonarli mi permette di sognare che qualcuno possa trovarli, apprezzarli e farli rivivere in una nuova lettura.

Inoltre leggere un libro con la consapevolezza che dovrò lasciarlo mi obbliga ad affrontarlo con maggiore concentrazione. Assorbo e assimilo. Molti di loro scavano un solco indelebile nel profondo e il tuo Bolbo non ha fatto eccezione. Non potrò mai dimenticare le pagine dove lui finalmente la ritrova ricoverata in quel lazzaretto, circondata dai gemiti dei morenti, consapevole di averla amata da sempre e maledicendo il prete che mise i capricci di un uomo davanti alla volontà di Dio. Lei col suo musetto scavato ma pur sempre adorabile. Brividi, Alessandro. Brividi.

Se uno ti conosce da zero, stai pur tranquillo che nei primi dieci minuti di conversazione si sentirà nominare Mark Twain. La domanda è: perché proprio Mark Twain?

Si dice spesso che siamo «nani sulle spalle dei giganti», Twain è il gigante con le spalle più confortevoli che abbia trovato fino ad oggi.

DustyEye - Maniglia della prospettiva totale #2

DustyEye, La maniglia della prospettiva totale

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M’interessano le scene tagliate di DustyEye. Mi dici qualche progetto che non è andato in porto e come mai?

Ti parlerò del Nemico Comune. Un piano che prevedeva di creare un personaggio evanescente che canalizzasse a sé tutto l’odio dell’umanità. Nessun volto, esistente solo nei suoi piccoli atti: regalare sigarette fuori dalle scuole medie, offrire un ultimo giro di limoncello nei parcheggi delle discoteche o lasciare guinzagli già legati in Autogrill per chi avesse voluto abbandonare il cane. L’Uomo si unisce solo davanti a un comune antagonista, il mostro da lapidare. Quindi si sarebbero calzati gli ingrati panni del Capro sotto la lama dell’espiazione, per abbattere ogni confine e unire il Mondo in una grande famiglia. È stato archiviato nella cartella Progetti abbandonati a poche ore dalla sua stesura.

Oggi che tutti gli artisti hanno un piglio da rapper e non si vergognano a ostentare i soldi che fanno, a te il denaro mette in un anacronistico imbarazzo, tanto che ci tieni a tenerlo lontano dalle tue opere. Da cosa nasce questo pudore?

Credo molto in DustyEye. Gran parte del godimento proviene dalla serenità con cui mi approccio ai progetti. Possono avere gestazioni di poche settimane, come intervalli di pausa lunghi mesi. Potenzialmente potrei parcheggiarlo per anni per attingere a nuove fonti ispiratrici e ripartire. Se il sostentamento economico provenisse dal percorso artistico inizierei ad avere tempistiche, commissioni e linee guida. È chiaro che non potrei più permettermi di annusare quel senso di libertà spregiudicata. Tanto nei tempi quanto nei contenuti.

Inoltre non posso essere certo che ci saranno sempre nuove idee. Trovarmi un giorno ingabbiato nella trappola del dover produrre per necessità, ma senza contenuto, mi terrorizza. Nella mia vita esiste anche un lavoro fatto di telefonate, riunioni, fogli Excel, pause caffè e scrivanie profumate di detergente al limone. Un lavoro che faccio per 40 ore la settimana con impegno e dedizione perché so che grazie a quel lavoro non mi dovrò mai trovare a scrivere DustyEye su qualcosa che sono stato costretto a fare.

DustyEye - Maniglia della prospettiva totale
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Le tue opere sono dei punk gentilissimi ed educati. Irrompono non per dire quanto facciamo schifo ma per invitarci a migliorare. Però senza dubbio irrompono. Questa apparente schizofrenia fa parte del tuo carattere?

La schizofrenia è implicita, perché dietro il nome DustyEye non sono solo, ogni idea è discussa da un pugno di amici. Sono molto felice che trovi i lavori educati, perché vogliono essere esattamente così. Se recassero un danno al contesto s’innescherebbero polemiche che distrarrebbero dal contenuto delle opere. L’Underground è una magnifica dimensione per l’arte, ma non deve mai diventare quell’Underground scortese che ti supera in coda alla cassa perché ha fretta.

Che farai oggi? Oltre a farla sui marciapiedi e ingannare gli anziani, dico.

Come ti dicevo la mia vita è scissa tra lavoro impiegatizio e DustyEye, quindi se da un lato sarò un umile fuochista sulla fulgida locomotiva del capitalismo occidentale, dall’altro rivoluzionerò il concetto stesso d’avanguardia con idee esplosive che avrebbero fatto impallidire Duchamp.

Ti va di salutare i lettori di Pixarthinking?

Tornando a casa troverete i vostri bambini, dategli ventisette carezze e ditegli: «Queste sono le carezze di DustyEye».

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LO SGARGABONZI è un papero bianco con becco e zampe verdi fluorescenti. Solitamente indossa un cappellino della Saclà e una felpa in pile ma senza pantaloni. Scrive su Linus, con fuori|onda ha pubblicato Le Avventure di Gunther Brodolini, Bolbo e Il Problema Purtroppo del Precariato. Porta in giro il suo spettacolo Lo Sgargabonzi Live e i giorni pari è di dialisi.
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