Recensioni, dispacci e diagnosi dall’Altroquando. Gorgo è una rubrica senza scheletro figlia soltanto dei guizzi d’umore di Alessandro Gori – papà del blog Lo Sgargabonzi, romanziere di vaglia, bifolco. Salone del Libro

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Sono passati cinque minuti e in pratica Grillo sta raccontando che quando iniziò a lavorare nel mondo dello spettacolo e doveva trasferirsi a Milano, un amico lo mandò in una pensioncina dove la proprietaria era una sorta di mamma chioccia per gente indigente.

Grillo vs Grillo su Netflix. Via Mymovies

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«Ti lava e ti stira il bucato», gli disse l’amico. «Ti fa mangiare gratis, ti fa la bistecca per colazione». Pausa. «E poi (pausa) te la dà». E lì la risata più grande mai registrata al mondo da un pubblico pagante, roba da far rivoltare Renato Rascel nella cellula criogenica. Non specifica l’oggetto del darla ma è chiaro che quel pronome femminile sottintende l’esperienza sessuale. E uno s’immagina una scena con Marina Graziani che ti dà l’esperienza sessuale. Riuscite a immaginare qualcosa di meglio? Io sì: Lucia Galeone, che fu velina per un solo anno (Lucia, spero che tu mi stia leggendo. Come vedi fra le tante ho scelto te).

Ma dopo una pausa, Grillo li fredda con un twist geniale e impensabile: «Solo che aveva 82 anni». Chi mai se lo poteva mai aspettare? E guardando il pubblico dice: «Pure Gino c’ha alloggiato. Per tre anni c’è stato. Vero, Gino?». E uno pensa che si riferisca a un Gino qualunque. E invece no, indica Gino Paoli fra i pubblico. È venuto a vederlo e lui lo mette affettuosamente in imbarazzo invece di farlo salire sul palco a cantare Pomodori.

Iconoclasta scellerato. E tanto che c’è, il nuovo Grillo comico non è uno che le manda a dire: i vegani hanno rotto il cavolo. Finalmente qualcuno lo dice! Non se ne poteva più! Prendi il tofu. Buono? Mangiabile? «FA SCHIFO!», ecco cosa urla Grillo.

La risata più grande mai registrata al mondo da un pubblico pagante, roba da far rivoltare Renato Rascel nella cellula criogenica.

Sono passati dieci minuti di spettacolo e già abbiamo messo nel porcellino di porcellana originalità, iconoclastia e zampate pugnaci. E il pubblico che ride. Visto che ho il cellulare in mano mi viene in mente di provare a passare quella risata su Shazam e cosa mi esce fuori? Che è la stessa degli scagnozzi di Joe Pesci in Quei Bravi Ragazzi. Le stesse risate che tributavano alle sue battute, non tanto perché fossero divertenti, quanto per paura di essere sepolti vivi appena fuori da Las Vegas. Una risata rotonda, tonica, fedele, serenamente spaventata.

È la più difficile da ottenere da un palco. È la stessa risata con cui quel pubblico sottolinea le battute di Grillo su Donato Bilancia. L’assassino seriale fu suo vicino di casa, ci giocava pure al pallone. «Quando uscivamo mia mamma era preoccupata, poi si rassicurava perché diceva: Va beh che è con Donato». E la risata del pubblico è al di là del bene e del male. Sarei curioso di sapere quanti fra quelli sono gli stessi che anni fa dettero in escandescenze per l’intervista a Donato Bilancia fatta da Bonolis e trasmessa a Domenica In, tanto che la Rai la tolse pure dalla Rete. Lo stesso pubblico avrebbe ribaltato le cattedrali, probabilmente, se una battuta del genere l’avesse fatta Del Rio.

Screengrab Netflix Italia/Youtube

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E fra una risata e l’altra Grillo elenca tutte le cose belle che ha fatto. «Mi pregavano in ginocchio di non parlare dei socialisti ed era la prima cosa di cui parlavo appena salivo sul palco». Snocciola medaglie civili come se fossero coserelline da niente. Sessanta milioni di euro risparmiati allo Stato. Unico movimento al mondo che. Diciassette miliardi di lire rifiutati per condurre Ok Il Prezzo È Giusto, col suo agente che suda e il Cavaliere deluso. «Se mi avessero offerto tre milioni di lire al mese e lavorare dieci ore al giorno c’avrei pensato». Quisquilie di dignità insomma. Come no. Io solco il mondo da quasi quarant’anni e l’unica cosa che ho fatto di buono è stato il budino della Elah.

E invece Grillo tutte cose che hanno miliardi nella definizione. Un pazzo? Possibile. Uno scapigliato? Probabile. Un visionario scellerato, avanguardista e presuntuoso? Sicuramente. Però averne, ragazzi. Ma Grillo è il primo che odierebbe queste celebrazioni. Del resto è evidente che siamo lì per ridere, mica per farla pesare. E infatti non ha problemi a mandare in vacca ogni apologesi dandosi del “buffone”, addirittura ci racconta che i figli lo mandano a cagare perché lo vedono come una persona normale, che in fin dei conti s’infila i pantaloni una gamba alla volta come tutti.

Ma, caro Beppe, dacci almeno atto che non tutti sono capaci di fare la scena della voce al mogano imbarcato con la cipollatura da clima secco. Ed è bellissimo quando Beppe s’inarca e la sua voce diventa un sussurrato ligneo, sabbiato e avvolgente, che lo rende una sorta di Mangiafuoco dal cuore buono. In quei momenti ci dice che le persone felici sono morte, sono solo degli zombi, che la vita è nell’essere scontenti, nel non starci, nel non arrendersi. Anche nelle convention della Tisanoreica c’è Gianluca Mech che dice le stesse identiche cose mentre mescola una polverina e la chiama zuppa ai funghi porcini, quindi presumo che anche Grillo abbia ragione.

Screengrab Netflix Italia/Youtube

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E poi Dio, quella voce! Io m’immagino un giorno in un lettino alla Dignitas. E in quel minuto fra l’assunzione del Nembutal e la morte, vorrei essere coccolato da quella stessa voce. Da Beppe Grillo piegato su di me che mi accarezza la testa e mi alita rauco con quest’alito che immagino uguale a quello degli interni in finta pelle delle Mercedes 190 dei campagnoli coi soldi. Un alito anch’esso rotondo, tonico, infedele all’ordine costituito, spaventato solo dal proprio carisma.

A tal proposito, c’è una scena tagliata de Il Padrino che ebbi modo di vedere in LaserDisc e che mi è sempre parsa bellissima. Uno dei tagli più dolorosi della storia del cinema. Durante il matrimonio della figlia, Don Vito Corleone deve raggiungere urgentemente un suo vecchio gregario in punto di morte. Quando si avvicina al suo capezzale, il morente si attacca disperatamente a lui e gli chiede di stargli accanto, di rimanere, perché quando la morte verrà avrà paura di Don Vito e se ne andrà.

«State ridendo come dei matti ma che serata incredibile».

Siamo a metà spettacolo e arriva il momento immancabile in cui scende fra il pubblico, gironzolando fra le poltrone dei suoi gregari. Una donna sulla sessantina s’attacca a lui con la stessa luce negli occhi. Lui se l’abbraccia, se la strapazza un po’ e commenta: «Che effetto polenta tiepida». E il pubblico ride per la battuta di Joe Pesci e la signora s’adombra come Ray Liotta. Ma subito le dice che vorrebbe prendere casa in quell’abbraccio perché la signora «ha due tette incredibili ragazzi» e rieccola felice come una bimba. Ed è evidente che per far durare un secondo in più quell’abbraccio quella donna sacrificherebbe molto, di sicuro il gatto rosso di casa ma anche un centinaio di biciclette elettriche che piacciono a Beppe più una bella stampante 3D per fare i fischietti di plastica e quella cazzatina che si mette in lavatrice per non usare il detersivo.

Grillo è consapevole di non essere amato da tutti, sa che il suo spettacolo sarà discusso. E infatti punta uno dal palco a caso, probabilmente una sedia vuota, e gli dice che è conscio che quella persona è lì controvoglia, solo perché lo voleva la moglie. Sa che ancora non ha cambiato idea. «Ma quando uscirai di qua mi abbraccerai», gli dice paciarotto, tenue e comprensivo come una canzone dei Kings of Convenience.

Screengrab Netflix Italia

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Verso la fine vedi Grillo ormai completamente rilassato e che vive di rendita: «State ridendo come dei matti ma che serata incredibile». Immagino sia la stessa cosa che diceva Mussolini ai suoi sottoposti durante gli ultimi giorni a Salò, per convincersi che la decadenza era affare solo degli altri. Era così che, nel racconto di Poe La Morte Rossa, il principe Prospero rassicurava i suoi ospiti, chiusi a chiave nel castello per sfuggire alla peste. Probabilmente i coniugi di Erba si convincevano l’un l’altro in questo stesso modo. «Olindo, stai proponendo della contromisure molto mature ai bimbi in giardino ma che serata incredibile».

Infine Grillo scende a livello del pubblico e dà da mangiare a tutti i convenuti dei grilli fritti, parodiando l’Eucarestia. Mangiate un po’ di grilli così da diventare Grillo. E la scena somiglia così tanto al massacro di Jonestown, quando il reverendo Jim Jones distribuisce il punch avvelenato. E quando parla di smettere di piangersi addosso e reagire, l’equalizzazione è la stessa con cui il reverendo dice alla signora di far smettere di piangere il figlio che non vuole morire, che non capisce il gesto politico dietro a questo suicidio di massa.

Non contento, Grillo omaggia il cinema di Shyamalan con un finale che capovolge tutto: si fa mandare a fare in culo. «Ditemi VAFFANCULO, tutti insieme… 1… 2… 3…». E la gente poteva dire: «Mocassino». La gente poteva dire: «Vilipendio, spazzola». La gente poteva dire: «Scarpa, Trinacria, forcipe». E invece precisa, ordinata, diligente: «Vaffanculo».

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LO SGARGABONZI è un papero bianco con becco e zampe verdi fluorescenti. Solitamente indossa un cappellino della Saclà e una felpa in pile ma senza pantaloni. Scrive su Linus, con fuori|onda ha pubblicato Le Avventure di Gunther Brodolini, Bolbo e Il Problema Purtroppo del Precariato. Porta in giro il suo spettacolo Lo Sgargabonzi Live e i giorni pari è di dialisi.
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